Cultura in rete, Musei in digitale

Musei e digitale: il J.Paul Getty Museum

Immagine

Camille Pissarro. Raccoglitori di piselli, c.1880. Carboncino e acquerello su carta a mano pesante. [recto]

Dal 12 agosto 2013, il Getty Museum ha reso accessibile on line oltre 4.600 riproduzioni di opere d’arte appartenenti alle sue collezioni.

James Cuno, direttore del museo, spiega le ragioni di tale scelta attraverso le pagine del magazine on-line dell’istituzione:

” Il Getty è stato fondato con la convinzione che capire l’arte renda il mondo un posto migliore, e condividere le nostre risorse attraverso il digitale è la naturale estensione di quel pensiero. Ciò comporta anche un imperativo educativo. Artisti, studenti, insegnanti, scrittori e molti altri utilizzano le opere d’arte per imparare, raccontare storie, scambiare idee e nutrire la propria creatività”.

Il programma attraverso il quale si sviluppa tale operazione si chiama Open Content Program e prevede di diffondere in futuro molte altre immagini di opere d’arte, sia della collezione del museo sia della speciale collezione del Getty Research Institute.

Le immagini disponibili on line sono ad alta risoluzione ed è possibile usarle, modificarle e pubblicarle con qualsiasi scopo; l’unica richiesta da parte del Getty è quella di specificare in un apposito modulo, sempre on line, una breve descrizione dell’uso che si intende fare delle immagini stesse.

Ma quello del Getty Museum non è l’unico caso, almeno negli Stati Uniti. Sono, infatti, diversi i musei che hanno scelto di ” scoprirsi” consentendo agli appassionati di visitare le loro collezioni senza muoversi da casa.

Tra gli esempi più eclatanti, il Walters Art Museum di Baltimora, la National Gallery of Art di Washington e il Los Angeles Museum of Art.

Ho visitato virtualmente, ma estensivamente, questi musei  e devo dire che li ho trovati molto interessanti.

Un primo confronto tra i diversi “stili” di offerta digitale culturale mi ha fatto notare alcune importanti differenze.

Il Walters Art Museum fornisce in prima battuta, i dati generali dell’opera, permette di accedere alle sezioni descrizione, provenienza. numero di accessorio, misure, luogo di origine e tags.

Permette di scaricare e condividere le immagini delle opere con Facebook e Twitter. E di aggiungere le immagini preferite alla collezione personale attraverso il proprio account Facebook.

Viene inoltre specificata la collocazione dell’opera all’interno del museo. Un piccolo particolare che però riflette un’estrema attenzione nel fornire il maggior numero di notizie possibili utili agli utenti.

La National Gallery of Art fornisce i dati generali dell’opera e consente di accedere alle sezioni Overview ( introduzione al periodo storico-artistico in cui è collocata l’opera),  Explore This Work (la descrizione della genesi dell’opera e quella stilistico-figurativa) , Provenance (un elenco dettagliato delle varie acquisizioni nel corso del tempo ), Bibliografy  (elenco delle pubblicazioni relative all’opera) Exhibition History  (elenco delle mostre in cui l’opera è stata inclusa).

Le immagini si possono ingrandire a piacimento, scaricare, condividere con i social network, aggiungere ai preferiti dopo aver aperto un account personale.

Immagine

Camille Pissarro. George il figlio dell’artista, c. 1880. Acquerello e matita su carta a mano pesante [verso]

Il LACMA ( Los Angeles museum of Art) offre una descrizione generale dell’opera (autore, data, luogo di produzione, materiale) e una bibliografia; permette di creare una propria galleria, di taggare e di ordinare una riproduzione fotografica.

Una scelta in linea con i tempi, dunque. Credo però che Google Art Project abbia incentivato, e non poco, tali scelte.

Perché continuare a celare i propri tesori, quando ci ha già pensato Google a creare una piattaforma che consente di visitare virtualmente alcuni tra i più noti musei d’arte del mondo?

Grazie alla tecnologia Street View, Google Art Project consente di percorrere tutti, o quasi, gli spazi di un museo, visualizzare le opere e ingrandirle con un’alta risoluzione.

Ogni museo che ha aderito al progetto, ha indicato una serie di risorse correlate alle opere d’arte, descrizioni e video scaricabili da youtube.

Le immagini d’interesse possono essere salvate attraverso una galleria personale e condivise attraverso i principali social network.

Per l’Italia sono presenti la Galleria degli Uffizi, Palazzo Grassi a Venezia, la Fondazione Musei Senesi a Siena, i Musei Capitolini, i Musei di Strada Nuova a Genova, il Museo Poldi Pezzoli di Milano, il National Archeologic Museum di Ferrara e infine Palazzo Vecchio a Firenze.

E voi, conoscete altri musei italiani che hanno intrapreso questa scelta? Sarei molto curiosa di visitarli…

Le immagini utilizzate in questo post le ho scaricate da una della collezioni della National Gallery of Art.

 

 

 

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