Cultura in rete

#LunaFalò


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Credete che sia azzardato ri-scrivere un romanzo utilizzando Twitter? Che sia irrispettoso o addirittura blasfemo nei confronti del suo autore?

Dipende.

Se seguite la strada indicata da #LunaFalò, impiegando le opportunità offerte dai social network per innovare la comunicazione culturale, non state facendo nulla di male, anzi…

#LunaFalò é il progetto di social-reading, promosso dalla Fondazione Cesare Pavese, in collaborazione con il blog Torino anni 10 di Hassan Bogdan Pautas, l’ ATL Alba Bra Langhe Roero e partner il Parco Culturale Piemonte Paesaggio Umano.

Dal 25 giugno al 27 agosto 2012,  i lettori del più conosciuto libro di Cesare Pavese sono stati invitati a raccontare in un tweet, ogni due giorni, i trentadue capitoli che compongono l’opera, utilizzando l’hashtag ufficiale #LunaFalò.

Oltre 350 persone hanno partecipato all’iniziativa, scrivendo più di 5.000 messaggi.

Con i tweet é stata realizzata una versione 2.0 del romanzo: un “tweetbook” presentato al “Pavese Festival”  il 9 settembre,  giorno di nascita dello scrittore. pavese legge

Sono disponibili due versioni: una digitale, ottimizzata per la condivisione e la lettura su tablet, e una cartacea, realizzata utilizzando i rotoli di carta termica ( quella degli scontrini, tanto per intenderci).

Ho partecipato anch’io e con molto entusiasmo. Avevo voglia di leggere Pavese e in particolare quel romanzo. Volevo conoscere meglio i luoghi in cui non sono nata, nei quali però vivo felicemente da qualche anno.

Ho letto, ri-letto, annotato, cercato elementi che mi aiutassero a ri-scrivere, ho ri-pensato ogni capitolo. Senza dubbio, non avrei avuto la stessa cura e attenzione se lo avessi letto solo per me: e questo mi ha molto sorpreso e divertito.

È stato interessante leggere i tweet degli altri utenti e confrontare così le mie osservazioni con le loro. Ma quello che più mi ha intrigato, è stata la creazione di un “dialogo letterario”  che in due mesi ha coinvolto persone che non si conoscono, magari lontane nello spazio, ma vicine negli interessi.

Sono d’accordo con @Torinoanni10: questo non significa che  con Twitter si  faccia o si possa fare letteratura (twitteratura). Twitter è però un mezzo che consente di “generare interesse attorno alla letteratura“,  e “giocare con i libri“. Aggiungerei: giocare imparando.

Per questo credo che sarebbe interessante sperimentare questo progetto anche nelle scuole. Probabilmente gli studenti troverebbero più stimolante leggere e approfondire i “classici”.

Mi piacerebbe un giorno parlarvi anche di questo.

Per chi desidera scaricare la versione digitale del tweetbook, può farlo da qui.

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