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Il Museo delle Scienze di San Francisco

Exploratorium, il Museo della Scienza di San Francisco

I beni culturali sono luoghi di trasmissione della conoscenza. Svolgono quindi  un fondamentale ruolo sociale, sia dal punto di vista educativo che formativo, a condizione, però, che siano in grado di offrirsi alla fruizione in modo attraente ed efficace.

“Le nuove tecnologie, grazie alla capacità connettiva propria del digitale, sono in grado di collegare ciascun dato con infiniti altri relativi agli ambienti sociali che, nel corso del tempo, lo hanno generato o usato. Questa trama sociale consente di rappresentare un oggetto culturale senza isolarlo dal contesto a cui appartiene; in questo modo la sua natura di dato si fa racconto.” Stefania Chipa, nell’articolo, “Cultural heritage”, interessante intervento in “Realtà aumentate. Esperienze, strategie e contenuti per l’Augmented Reality” Apogeo Edizioni.

Il principale risultato di queste applicazioni è quello offrire al bene culturale nuovi orizzonti narrativi: il bene comunica con lo spazio sociale e viceversa.

Per tale motivo, molte delle applicazioni di realtá aumentata (Augmented Reality o AR) sono state sperimentate nel campo dei beni culturali, con risultati entusiasmanti in termini di interesse e partecipazione da parte degli utenti.

Esemplare in tal senso é il caso dell’ Exploratorium, il museo della scienza di San Francisco.

L’Exploratorium nasce nel 1969,  per volere dello scienziato Frank Oppenheimer, fratello di Robert Oppenheimer, il “padre” della bomba atomica.

Obiettivo del museo è accendere la curiosità, incoraggiare l’esplorazione, guidare alla conoscenza profonda.

Nel 2009, in occasione del suo 40esimo anniversario ,l’ente ha deciso di sperimentare l’AR; In che modo? Utilizzando i due principali browser mobile per la realtà aumentata, i quali consentono a chi possiede uno smartphone con videocamera e GPS di interagire con il museo, sia all’interno che dall’esterno.

Dentro il Museo,  é possibile “dialogare” con le opere esposte: il visitatore, spostandosi nello spazio e cambiando il suo angolo di visione, sceglie cosa vedere e quali aspetti approfondire.

All’esterno, attivando uno dei due browser, gli utenti possono scegliere differenti tipologie di contenuti da abbinare all’immagine che osservano con la telecamera del loro smartphone: spiegazioni scientifiche, video che illustrano le caratteristiche del territorio della città, informazioni sulle opere d’arte situate nello spazio urbano. Immagine

Interessante, vero?

Fino  ad oggi in Italia, sono pochi  i casi in cui la realtà aumentata è stata utilizzata in progetti museali ed espositivi. Potrebbe, invece,  essere un mezzo chiave per arricchire l’esperienza culturale e attrarre nuovi utenti.

Penso alla sua applicazione nei musei etnografici che solitamente propongono un’enorme quantità di oggetti, il cui contesto originario non esiste più e che non può essere fisicamente riprodotto in una sala.

Pensate invece se, inquadrando con il vostro smartphone un manufatto, aveste la possibilità di accedere a dei filmati che mostrano i luoghi in cui veniva un tempo utilizzato. Oppure a delle informazioni su come  veniva realizzato, con quali materiali e da chi.

Informazioni  diverse che possono interessare pubblici diversi, rendere l’esperienza più coinvolgente e, in ultima analisi, aumentare il numero dei visitatori paganti.

Come vi dicevo prima, in Italia la realtà aumentata in campo museale è purtroppo ancora ben lontana dall’essere una realtà.

Ma non disperiamo…

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