Cultura in rete

Renoir a Torino, un successo del binomio pubblico-privato

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È stata inaugurata il 22 ottobre, presso la Galleria d’arte Moderna e Contemporanea (GAM) di Torino, la splendida mostra dedicata a Pierre Auguste Renoir, aperta sino al 23 febbraio 2014.

Una straordinaria rassegna articolata in nove sezioni, con più di sessanta opere dell’artista provenienti dalle collezioni permanenti del Musèe d’Orsay e del Musèe de l’Orangerie, che si propone di ripercorrere tutta l’attività di questo straordinario artista.

All’inaugurazione, una folla di 5.000 persone ha atteso pazientemente in coda per poter godere di questo emozionante viaggio nell’Impressionismo francese, attraverso lo sguardo e l’arte di uno dei suoi più autorevoli esponenti.

La rassegna è il frutto di una collaborazione fortemente sostenuta dal Sindaco Piero Fassino, tra Città di Torino, Musèe d’Orsay e Skira Editore, una sinergia iniziata nel 2012 con la mostra dedicata a Degas e svoltasi presso la Promotrice di Belle Arti.

Il sindaco Fassino, alla luce di un esordio così promettente, ha commentato ” Sono tornate le grandi mostre a Torino. È la conferma che investire nella cultura, in modo intelligente, aprendo sempre più le porte ai privati, è una strada necessaria, soprattutto nei momenti di crisi”.

“Aprendo sempre più le porte ai privati”, ecco uno spunto di riflessione importante.

Un processo di cambiamento che in Italia ancora stenta a decollare, ma che oltreoceano ha dato  ottimi risultati, permettendo alle istituzioni culturali non solo di essere una realtà sostenibile economicamente, ma anche di produrre lavoro e reddito.

E in Italia? Un esempio interessante è appunto quello su citato.

La GAM è una delle realtà facenti parte della Fondazione Torino Musei, un ente misto pubblico/privato, che si occupa di gestire e valorizzare il proprio patrimonio artistico.

Oltre la GAM fanno parte della Fondazione: Palazzo Madama-Museo Civico d’Arte Antica, il Museo d’Arte Orientale (MAO) e la Rocca e il Borgo Medievale.

Il Comune di Torino è il primo fondatore e i Fondatori Successivi sono Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.

Leggendo tra le pagine del sito della Fondazione, un altro aspetto di non poco conto: la possibilità per le aziende private di poter sostenere finanziariamente un museo a loro scelta, attraverso la formula “Benefattore” o “Grande Benefattore”, a seconda dell’importo annuale versato.

” Fare squadra tra cultura e impresa è diventato sempre più importante in un’ottica di scambio autentico, di valorizzazione delle competenze e di solidarietà sociale, pur mantenendo intatte le identità di ciascun attore in gioco. Per questo motivo, a partire da quest’anno, la Fondazione Torino Musei ha pensato di dar vita al Comitato dei Sostenitori: una base annuale di Aziende che condividano con la Fondazione o con il singolo Museo obiettivi, finalità, idee ed ideali e contribuiscano alla continua crescita dell’istituzione o dei suoi Musei.”

Solo un anno fa sono state pubblicate le “Linee guida per la valorizzazione della cultura in Italia attraverso la collaborazione pubblico/privato”  dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome in collaborazione con l’Associazione Civita, un importante documento per chi opera nel settore.

Il dossier, dopo aver analizzato profili, ruoli ed esigenze degli attori pubblici e privati, aver chiarito la differenza tra sponsorizzazioni ed elargizioni liberali, aver fornito un quadro normativo e fiscale, regionale e nazionale, sulla materia, analizza quali opportunità e prospettive può offrire una partnership pubblico/privata e propone alcune idee per una co-progettazione culturale.

Personalmente, ho trovato particolarmente interessante la nuova forma di partnership proposta, intesa come una co-progettazione, ossia una “collaborazione programmata sul lungo periodo, riconoscendo che l’investimento in cultura riesce a produrre impatti anche sociali, oltre che di diffusione di brand, in tempi superiori a quelli della pubblicità”.

Bisognerebbe spiegare a molte aziende che “l’evoluzione del mercato e la crisi economica hanno reso cruciale per le imprese produrre beni/servizi ad alto valore aggiunto e di conoscenza, il vantaggio competitivo si gioca oggi sempre più intorno all’attitudine ad associare il prodotto universi simbolici ed evocativi in grado di comunicare un sistema di valori.

La cultura così acquista…un ruolo centrale nelle strategie di ricerca di nuovi linguaggi e canali di comunicazione non convenzionali.”

E qui mi viene da pensare al Museo di Arti e Tradizioni Popolari-Cultura del Gesso di Magliano Alfieri e vi spiego subito il perché.

In Italia, come ben sappiamo, ci sono molti musei. Alcuni sostengono che siano troppi, che molti non hanno ragion d’essere, ma io non mi addentrerei in questa polemica.

Molti dei musei italiani, come quello delle Arti e Tradizioni Popolari-Cultura del Gesso a Magliano Alfieri, sono l’espressione di un sapere artigianale tipico di quella creatività che ci viene riconosciuta e ammirata in tutto il mondo.

Ecco, se quel museo poco conosciuto, potesse avviare percorsi di co-progettazione con le aziende che attualmente si occupano di quella produzione, per entrambi potrebbero sorgere nuove occasioni di promozione, di relazioni e di reddito.

In sostanza, ritengo che il finanziamento privato possa essere importante non soltanto per quanto riguarda i grandi musei e le realtà fatte di grandi numeri, ma possa altresì essere un percorso di crescita anche per le piccole realtà, che fanno fatica a stare in piedi esattamente come quelle grandi.

Scusate, stavo per dimenticare: ritornando ai grandi numeri, la mostra su Renoir è stata realizzata anche grazie a Skira Editore, che oltre a curare il catalogo, ha investito 1milione e 700mila euro, di cui circa 400mila donati dagli sponsor.

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