Al museo con mio figlio

Operae infantili

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Dall’11 al 13 ottobre si è svolto a Torino OPERAE, festival internazionale del design autoprodotto e indipendente, giunto quest’anno alla sua quarta edizione.

La location è stata senza dubbio di forte impatto: i cantieri delle Officine Grandi Riparazioni (OGR).

Due parole per presentarvi, a grandi linee, il luogo.

Le OGR sono tra le più interessanti testimonianze del passato industriale della città.

Edificate verso la fine dell’800, le Officine erano un complesso di circa 200.000 metri quadrati destinato alla manutenzione delle locomotive e dei vagoni. Sono state utilizzate fino agli anni settanta e definitivamente dismesse nei primi anni novanta.

L’edificio, di proprietà delle Ferrovie dello Stato, è stato concesso in comodato d’uso alla Città di Torino che l’ha trasformato in sede di eventi culturali e mostre temporanee: come OPERAE.

Alla kermesse hanno partecipato studi di design, makers, designer artigiani e digitali, i quali hanno proposto al pubblico i loro prodotti realizzati in serie limitata o in piccole serie.

Prodotti che spesso sono il frutto di una sapiente unione tra il prezioso know-how artigiano e le tecnologie più innovative, coniugati con la cura di ogni dettaglio e il controllo di ogni fase della filiera produttiva.

L’obiettivo del festival è favorire la conoscenza e l’incontro tra la creatività espressa dal settore e il mercato.

Da segnalare un particolare di non poco conto: una sezione dedicata ai più piccoli. Intendo proprio un’area ricreativa riservata ai bimbi. E anche molto bella, aggiungo.

Uno spazio allestito con arredi e oggetti a misura di bambino e un programma di laboratori dedicati ai piccoli, dai 3 agli 11 anni, per stimolare fantasia e creatività.

Lorenzo ed io ci siamo andati al mattino e la presenza di tanti bimbi che giocavano nella sezione mi fa pensare che l’iniziativa abbia riscosso un buon successo.

Mio figlio è piccolo per poter partecipare ai laboratori, ma si è divertito comunque a giocare con la splendida casetta in cartone e a provare tutti i cavallucci di diverse dimensioni.

L’allestimento dello spazio è stato realizzato in collaborazione con Yellobasket, negozio e shop on line di design per bambini.

Family Media Partner dell’iniziativa è Giovani Genitori, la rivista dedicata alle famiglie del Piemonte.

Uno spazio ben pensato e ben organizzato, come questo, diventa un’occasione per tutti: per gli organizzatori di OPERAE ( tre donne) che hanno ampliato il proprio pubblico, per le famiglie che hanno potuto fruire di un evento culturale interessante, per i partner coinvolti che hanno avuto l’occasione di promuoversi.

Bravi.

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Al museo con mio figlio

Piccoli passi in musica

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Trovo che Torino sia una città in grado di offrire un buon numero di iniziative rivolte ai più piccoli.

Dalle offerte museali di didattica, alle giornate in cascina alla scoperta del territorio rurale e dei suoi abitanti, fino alle proposte didattiche delle biblioteche civiche.

Tra le diverse iniziative di cui sono a conoscenza c’ è “piccoli passi in musica”, corsi musicali per bambini da 0 a 6 anni tenuti da insegnanti AIGAM.

L’ente promotore dell’iniziativa è l’Opera Munifica Istruzione Santa Pelagia, con sede in via San Massimo 21 a Torino.

I corsi si tengono da novembre a maggio e prevedono 20 incontri della durata di 45 minuti.

Lo scopo è favorire l’attitudine musicale, cioè la potenzialità di apprendimento musicale del bimbo.

Per promuovere i corsi, l’Opera propone delle giornate di lezioni/concerto gratuite, divise in due fasce d’età: 0/3 per i più piccoli e 3/6 per i più grandi.

Potevamo perderci una simile occasione?  Ovviamente no!

La lezione si tiene in una chiesa non più officiante e precisamente nell’area del presbiterio.

Una magnifica tenda, che funge da quinta scenica, separa quest’area dal resto della chiesa.

L’ambiente è davvero molto suggestivo, circondato da un magnifico coro e dotato di un comodo (soprattutto per i bambini) pavimento in parquet.

Lo spazio di ascolto è al centro: intorno ai bimbi e ai genitori si muovono i musicisti che intonano cori a cappella con movimenti ampi e armonici.

La lezione è molto fluida e ai bimbi è permesso esprimersi in libertà: lo scopo, infatti, è farli sentire a loro agio in modo che ascoltino divertendosi.

Nella fascia 0/3, quella che interessava noi, c’erano circa una ventina di bimbi, dai 4 mesi ai 3 anni.

La lezione/concerto è piaciuta a tutti: bimbi, anche i più piccoli, mamme, nonne, e papà.

È sorprendente veder quanto i piccoli siano ricettivi nei confronti della musicalità: tra i presenti forse solo uno o due facevano eccezione.

Gli altri esprimevano la loro partecipazione, accompagnando i musicisti con la voce, ascoltando attentamente oppure ballando.

Se state pensando ad un’attività da far fare ai vostri bimbi durante l’anno, fateci pensiero: per loro può essere un’occasione davvero stimolante.

Il prossimo appuntamento è in programma il 19 ottobre.

L ‘organizzazione è molto precisa e puntuale, e vi ricorda con una mail l’appuntamento.

Per maggiori informazioni sull’iniziativa, potete visitare la pagina web dedicata.

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Al museo con mio figlio

Il buio, le ombre e le luci

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Ogni tanto viaggiare in autobus non è un’esperienza così drammatica, in particolar modo se sei su una linea poco frequentata e non in orari di punta.

Puoi sederti e godere della vista della città e magari scoprire piacevoli novità.

Proprio grazie ad una corsa in autobus, sono venuta a conoscenza di una mostra interessante dedicata ai bimbi “Guardare il buio. Ombre che illuminano. Luci che oscurano”, organizzata da Xché? Il laboratorio della curiosità.

Un progetto della Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo, il laboratorio è un centro per la didattica delle scienze dedicato alle scuole elementari e medie inferiori.

L’idea di base è quella di permettere a bambini e ragazzi di capire i fenomeni scientifici attraverso il gioco e la scoperta, in maniera creativa.

Ho deciso di portare Lorenzo per passare insieme una mattinata diversa: in queste grigie giornate autunnali le passeggiate al Valentino hanno perso un po’ di fascino per entrambi.

Il tema, come si evince dal titolo, è quello delle ombre e delle luci, affrontato sotto molti aspetti e con un percorso denso di contenuti.

Pannelli esplicativi, voci narranti, e diverse postazioni di sperimentazione, permettono ai ragazzi di approfondire i contenuti della mostra.

Tuttavia non mancano occasioni per incuriosire e sorprendere anche i più piccoli.

Lorenzo, che ora ha sedici mesi, ha guardato estasiato le grandi ombre proiettate sul muro nella sala che apre il percorso espositivo.

Dopo un primo momento di stupore, si è divertito a percorrere e a toccare il pavimento luminoso allestito in alcune sale.

Ma ciò che lo ha mandato in visibilio è stata la possibilitàdi sperimentare gli effetti delle diverse fonti luminose sugli oggetti. E ancor di più la possibilità di poterli creare attraverso i tasti appositi.

Finalmente degli interruttori che si possono accendere e spegnere a proprio piacimento!

Ecco, lì ci siamo soffermati un po’, anch’io trovato molto interessante l’argomento.

Insomma, è una mostra molto carina che consiglio a tutte le mamme, anche con bimbi piccoli come il mio.

Unico inconveniente, l’entrata: fornita di una bella scalinata. Quindi se non volete lasciare il passeggino davanti il portone (non si sa mai), lo dovete portare su voi.

In compenso il personale è molto gentile e premuroso.

In bagno non c’è il fasciatoio: peccato!

Se volete maggiori informazioni sulla mostra, aperta sino al 20 dicembre 2013, visitate la pagina web dedicata.

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Al museo con mio figlio

NICOLA. DE MARIA. LORENZO. ED IO.

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“I miei disegni sono bandiere della gioia e della forza. Suonano le campane fugge l’infelicità dal mondo. I miei disegni sono fiori magici, usignoli fatati”.

Così l’artista Nicola De Maria descrive il senso della sua arte.

Realizzata prevalentemente su carta, la sua pittura è caratterizzata da ampie campiture, toni vivaci e brillanti e dalla semplicità del tratto: tutte caratteristiche che si adattano bene alla curiosità dei più piccoli.

L’artista è in mostra alla GAM di Torino con ben 265 opere, fino al 29 settembre.

Per l’occasione, De Maria ha realizzato alcune opere site specific: una muraria (9 metri per 4) e due carte di grandi dimensioni (5 metri per 2).

E’ visibile anche un nucleo di lavori inediti provenienti dall’archivio dell’artista e una selezione di opere da molto tempo non più esposte al pubblico.

Ho pensato che questa mostra potesse essere adatta ai gusti di mio figlio Lorenzo, che ora ha 16 mesi, e così mi sono organizzata per visitarla con lui.

Torniamo alla mia visita: sono andata alle10 esatte, orario di apertura del museo, quando mio figlio è ben sveglio e riposato.

La mostra è allestita in un ambiente molto ampio, facilmente accessibile e percorribile anche per lui, che non cammina ancora bene.

Lorenzo ha passeggiato liberamente, osservando un po’ tutto: anche le opere!

I colori vivaci e le grandi dimensioni di alcuni lavori lo hanno molto incuriosito.

Ha ascoltato la lezione che l’educatrice museale teneva ad un gruppo di bimbi dell’asilo.

Quanto abbia capito non lo so, però ha prestato attenzione.

Grazie alla cortesia degli operatori museali della sala, che ci hanno bene accolto e hanno tenuto d’occhio il bimbo, ho potuto scattare molte foto.

Un’esperienza davvero bella, per tutti e due!

Lorenzo si è veramente divertito e si è addormentato felice nel suo passeggino. Così io ho potuto ri-vedere la collezione temporanea del museo con tutta calma!

Il museo è ben percorribile in tutti gli ambienti, anche con il passeggino.

Se il bimbo cammina, si può lasciare il passeggino all’entrata delle sale.

In alcune stanze sono presenti delle panche dove all’occorrenza è possibile allattare ( così mi hanno assicurato gli operatori); non è allestito però alcuno spazio esclusivamente dedicato alle mamme con bimbo.

Nei bagni mancano i fasciatoi.

Mi ha colpito molto positivamente la possibilità di fare foto; non sono molti i musei che lo permettono in Italia. Bravi.

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Al museo con mio figlio

Roddi, il paese della poesia

Roddi

Cosa fare in una grigia domenica di primavera? Quando le colline della Langa sono ancora spoglie, in attesa che sbocci la primavera e tutto si colori di verde e di allegria?

Andiamo a vedere il famoso museo del vino, il WIMU, a Barolo.

Così, con la mia allegra famigliola, siamo partiti alla volta del museo; peccato aver sbagliato i tempi: ci siamo messi in viaggio tardi, e ci siamo ritrovati il pargolo addormentato in macchina prima di arrivare a destinazione.

Abbiamo optato per il piano B: fare un giretto di mezz’ora in attesa che si risvegli e portarlo a Roddi, sede dell’unica “università” dei cani da tartufo del mondo, creata nel 1880 da un contadino roddese, Antonio Monchiero, detto “Barot”.

Dal 2011 é anche il paese della poesia.

“Ci piace pensare che la lettura delle poesie, qui nel paese, rallenti il ritmo di chi arriva. Perché corriamo sempre troppo, tutti. Questa è una proposta che completa il turismo, perché la cultura non è meno importante dell’enogastronomia. Sottolineo il valore del volontariato che anima iniziative del genere: una comunità ne trae grande ricchezza”.  Roberto Giacosa, sindaco.

“La poesia ha un grande valore sociale, fa comunità. Mettere i versi nelle strade, dentro le bacheche e sui muri, significa a nostro avviso conservare alla poesia la forza del dono, il più semplice: quello di esistere come manifestazione di bellezza”. Il professor Giovanni Tesio, critico letterario e docente all’Università del Piemonte Orientale, tra gli inventori di Roddi città poetica.

Il grazioso centro storico si sviluppa concentricamente attorno alla torre campanaria e al castello.

Per le strade, dodici eleganti bacheche con poesia hanno allietato la nostra passeggiata.

La prima, nel cammino lungo le mura, è di Wislawa Szymborska, premio Nobel polacco. Poi siamo saliti accompagnati dai versi di Alba Beccaria, Vivian Lamarque, Mariangela Gualtieri, Antonella Anedda, Pierantonio Milone, fino a Leopardi. E da quelli dei bambini che hanno vinto il concorso di poesia, che qui si tiene dal 1996.”Fil rouge” del cammino è un testo della Szymborska: Ad alcuni piace la poesia. Si conclude così: La poesia/Ma cos’è mai la poesia?/Più di una risposta incerta/è stata già data in proposito./Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo/come all’àncora d’un corrimano.

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Lorenzo, nel suo passeggino, si é guardato intorno incuriosito dai volti nuovi, e dalle strade non conosciute. Ha apprezzato molto la passeggiata. É ancora troppo piccolo per leggere e rallegrarsi dei bei versi.Forse però quello spirito glielo abbiamo trasmesso noi, visto il suo buonumore. 

Consigli di visita: credo che il momento ideale per apprezzare al meglio questa iniziativa con i vostri pargoli sia il tardo pomeriggio: una passeggiata al calar del sole consente di godere anche dello splendido panorama di dolci colline intorno, e di scorgere, poco piu in lá, la catena delle Alpi Cozie e Graie.

Oppure, se come me avete figli che alla sera si addormentano tardi, potreste fare un salto dopo cena: illuminato dalle calde luci serali, il cammino é senza dubbio più suggestivo.

Bilancio della visita: iniziativa davvero interessante e “delicata”. Adatta ai bimbi di tutte le età: da piccoli apprezzeranno solo la passeggiata, da grandi possono anche partecipare al concorso di poesia che si tiene ogni anno.

Il bagno pubblico: apprezzabile che ci sia un bagno pubblico, però, visto che c’é, tanto vale farlo bene. Minuscolo, poco pulito, e di difficile accesso con il passeggino. Impossibile usarlo se sei sola con tuo figlio: per accedervi devi salire dei gradini alti e, se sei così atletica da riuscirci, non puoi entrarci con il bimbo, perché troppo piccolo.

Abbiamo deciso che ci piace molto questo piccolo centro, raccolto, ospitale, caloroso grazie a questa originale iniziativa. Ci ritorneremo, ogni volta che avremo bisogno di “staccare la spina” dai ritmi frenetici di tutti i giorni, e godere di un po’ di serenità.

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