Cultura in rete

Come si investe nella cultura?Scopriamolo con Monithon

Vi siete mai chiesti come si investono i fondi pubblici destinati alla cultura?
Grazie a Monithon, oggi potete rivolgere la domanda agli addetti ai lavori, avrete diritto a ricevere una risposta.
 Monithon -monitoring marathon- è un’iniziativa indipendente di monitoraggio civico dei progetti finanziati dalle politiche europee.
Il progetto prende forma dall’idea che un ricercatore esperto, un giornalista o anche un semplice cittadino curioso sia interessato a raccogliere informazioni sull’andamento dei progetti finanziati.
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 L’iniziativa si richiama alla più ampia disciplina  dell’open government, una dottrina in base alla  quale la pubblica amministrazione dovrebbe essere aperta ai cittadini, in termini di trasparenza e di partecipazione diretta al processo decisionale.
Con tali premesse è nato Open Coesione, il portale per la diffusione e il riutilizzo pubblico di dati e informazioni sugli interventi delle politiche di coesione sociale, cioè quelle politiche che utilizzano fondi pubblici, nazionali ed europei, per appianare le differenze di sviluppo tra i diversi territori del nostro Paese.
Monithon, grazie proprio a questa ampia disponibilità di dati, intende favorire il controllo civico su tali investimenti e riavvicinare i cittadini al mondo delle politiche pubbliche.
Ciascuno di noi può diventare un monithorer ed organizzare la sua giornata di monitoraggio, raccogliendo informazioni ed evidenze sui progetti finanziati e sui risultati prodotti attraverso visite in loco, interviste o analisi e raccolta di dati sul web.
 Strumento importante di tale “controllo” è il report finale richiesto, pubblicato sul portale di Monithon.
Sabato 22/02, in occasione dell’Open Data Day, in diverse città italiane si sono svolti dei monitoring.
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A Torino, @urukwavu e @ire_rete hanno organizzato un Monithon presso il Museo delle Antichità Egizie, interessato da consistenti interventi di rifunzionalizzazione, ampliamento, restauro e messa in sicurezza dell’intero stabile. Ho partecipato anche io all’iniziativa.
Ecco una sintesi della giornata.
In una splendida sala all’ultimo piano dell’edificio, priva di wifi, 18 cittadini hanno avuto modo di approfondire con i responsabili dei lavori le diverse fasi del progetto ancora in corso.
 Il costo complessivo dei lavori è di circa 50 mln di Euro, stanziati da: MibacT, Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino, Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Unione Europea.
 I lavori sono iniziati nel 2011 e si concluderanno a fine marzo 2015. Il museo è sempre rimasto aperto.
 Per questo motivo sono state necessarie particolari attenzioni per permette una co-presenza visitatori/ lavoratori  in modo da non disturbare entrambi.
Esempio: si è ideato il cantiere-evento, in cui le delimitazioni sono divenute allestimenti per comunicare i lavori.
 Per ogni Mln di Euro spesi, la fondazione fa scattare lo stato avanzamento lavori, per ricevere dai finanziatori la cifra spesa e pagare le imprese coinvolte,in modo da limitare la loro esposizione finanziaria.
Inoltre il museo richiede alle imprese di informare sui pagamento di tutta la filiera di subappalto.
Il progetto di riqualificazione prevede una particolare attenzione all’accessibilità: lo spazio visita, così come gli spazi che sorgeranno ex-novo, saranno ideati per permettere l’accesso a tutti, anche disabili.
Alla conclusione dei lavori il museo sarà un percorso concepito per essere fruito partendo dall’ultimo dall’ultimo piano.
Tutti i servizi saranno affidati ad aziende esterne (Biglietteria, didattica, visite guidate, sorveglianza, ecc.).
 La Fondazione Museo Egizio, attualmente, ha meno di dieci dipendenti.
Sarà per questo che non si preoccupa di gestire il suo account Twitter, aperto ma mai “abitato”.
Ad onor di cronaca bisogna dire che l’architetto, molto gentile e disponibile non ha risposto proprio a tutte le domande, rimandando agli uffici di competenza specifici.
Per concludere la mattinata è stata realizzata una visita guidata al museo, che conta possiede 6.000 opere esposte e ben 25.000 conservate in magazzino.
Tra l’altro è una delle poche realtà in Italia in cui è possibile scattare fotografie. Ma a Torino questa è una scelta condivisa anche da altri musei, dei quali ho parlato in altre occasioni.
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Personalmente trovo davvero interessante Il progetto Monithon: un modo per scoprire luoghi nuovi e per imparare.
Ritengo che  cercare di approfondire ciò che ci accade intorno é condizione indispensabile per essere parte consapevole e attiva dei cambiamenti che avvengono.
E credo che questa iniziativa sia un bel percorso per costruire una rete di conoscenza, consapevolezza e condivisione.
E voi conoscete luoghi della cultura per i quali sono stati investiti finanziamenti comunitari?
Se si, visitateli e fateci sapere.
Se desiderate dare un’occhiata ai progetti monitorati potete visitare la pagina dedicata del portale Monithon.
 Per l’incontro avvenuto al Museo Egizio potete seguire i tweet con hashtag #museoegizio, e dare un’occhiata allo Storify realizzato da @paolalilianab.
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Cultura in rete, Musei in digitale

Contest di PubCoder, un’occasione anche per i musei?

Ho letto qualche giorno fa, su Zooppa, un contest interessante lanciato dalla Start-up torinese PubCoder, e mi è sembrato che potesse interessare anche i musei. 

Mi spiego subito. 

Zooppa

È una piattaforma internazionale che opera nel campo del crowdsourcing e dello user generated content: le aziende in cerca di idee creative si iscrivono e lanciano un contest con premi in denaro per i vincitori. I creativi partecipano con le proprie idee.

Nasce in H-Farm nel 2007 e oggi è una società americana con sede a Seattle. 

Tra i suoi clienti Google, Samsung, Telecom Italia, tanto per intenderci.

Di cosa tratta il contest 

Crea il libro del futuro

Viene richiesto di creare un libro digitale interattivo, utilizzando il software di PubCoder, scaricabile gratuitamente sul sito della startup. 

“Un libro che racconti una storia, sfruttando al meglio le possibilità dei nuovi tablet; realizzato per creare un’esperienza di lettura altamente coinvolgente e progettato per essere guardato, toccato, ascoltato. Un libro fatto da chi è capace di tornare ad essere piccolo, di riflettere e divertirsi in modo sorprendente e inaspettato.

Abbiamo creato un software che dà l’opportunità di fondere armoniosamente gesti, parole, animazioni, video, azioni e reazioni.”

E’ possibile presentare anche solo una parte del libro, dando però un’idea complessiva dello storyboard e della realizzazione.

 Il contest, promosso da PubCoder in collaborazione con De Agostini Libri e Bologna Children’s Book Fair, chiuderà il 14/03/2014, alle ore 15.00.

 PubCoder ha realizzato un software che permette agli utenti di creare con semplicità libri interattivi digitali, esportabili in seguito come ebook per iBooks, Readium,Kobo e Kindle. 

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La mia idea

Credo sia un esperimento da provare anche in ambito museale.

Il libro potrebbe raccontare la collezione del museo e la sua storia o anche solo una mostra temporanea importante, con contenuti creati ad hoc (storie, giochi, ecc.) per il pubblico più giovane.

Sarebbe un’occasione per coinvolgere e divertire quella precisa fascia di utenti, arricchire la loro esperienza di visita ma soprattutto proseguire un dialogo tra musei e bambini/ragazzi.

Tutto sommato, sono loro i visitatori del futuro.

 

Foto: style.it

 

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Cultura in rete

500 giovani per la cultura, io non dissento

Da pochi giorni è uscito il bando ufficiale del Mibact “500 giovani per la cultura“.

Il Ministro Massimo Bray lo ha annunciato anche attraverso il suo account Twitter.

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Il bando avvia ufficialmente la procedura concorsuale pubblica per la selezione di 500 giovani laureati da formare, per la durata di dodici mesi, nelle attività di inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, presso gli istituti e i luoghi di cultura statali.

In breve i punti salienti del bando.

REQUISITI PER PARTECIPARE ALLA SELEZIONE

  • Laureati che alla data di entrata in vigore del decreto legge 8 agosto 2013 non abbiano compiuto trentacinque anni.
  • Diploma di laurea conseguito con il voto minimo di 110/110.
  • Certificazione Internazionale delle competenze linguistiche di livello B2 della lingua inglese
  • Possesso della cittadinanza italiana
  • Godimento dei diritti civili e politici
  • Assenza di condanne penali

Nell’allegato 1 troverete il numero di posti disponibili in ogni Regione e l’ambito disciplinare dei giovani da selezionare.

Nel secondo allegato sono elencati i punteggi attribuiti ai diversi requisiti richiesti.

Nell’allegato 3 sono elencate tutte le classi di laurea e i relativi codici.

Non sono richieste solo competenze umanistiche, ma anche competenze in ambito informatico, tecnico e gestionale.

Le domande devono pervenire in via telematica entro il 21/01/2014 alle ore 14.00.

Il candidato deve allegare alla domanda il proprio CV, nel quale siano evidenziati il titolo di studio e i requisiti richiesti.

Coloro che superano una prima selezione per titolo sono ammessi ad un test con quiz a risposta multipla.

Al termine della procedura, saranno ammessi al programma formativo coloro che otterranno un punteggio utile al contingente previsto dalla Regione in cui sono candidati.

MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DEL PROGRAMMA FORMATIVO E DURATA

I ragazzi selezionati saranno formati per dodici mesi presso gli istituti e i luoghi della cultura statali individuati dall’Amministrazione e si occuperanno dell’inventariazione e della digitalizzazione del patrimonio culturale italiano.

L’impegno orario del giovane da formare non potrà essere inferiore alle 30 ore settimanali e superiore alle 35 ore settimanali.

Il programma formativo non dà luogo in alcun modo ad un rapporto di lavoro subordinato, quindi non è applicabile la normativa prevista per quel tipo di contratto.

Il candidato selezionato non può ricoprire i ruoli necessari all’organizzazione dell’istituto presso il quale svolge la sua formazione, nè sostituire il personale in caso di malattie e assenze di vario genere.

Al termine del programma formativo viene rilasciato un attestato di partecipazione a coloro che hanno portato a termine il progetto; suddetto attestato è valutabile per eventuali procedure selettive del Mibact.

INDENNITÀ DI PARTECIPAZIONE DEL PROGRAMMA SELETTIVO

Per i candidati ammessi al programma formativo è prevista la corresponsione di un’indennità di partecipazione: 5.000€ annui.

Si tratta di una cifra al lordo e comprensiva anche della quota assicurativa.

Qui finisce la cronaca e divampa la polemica.

Su Twitter l’hashtag scelto per protestare è #500schiavi

Su Facebook potete cercare la pagina 500 NO al Mibact

Ad infuriarsi sono tutti i professionisti che lavorano oggi nel mondo della cultura, con, come ho rilevato dai tweet, una forte presenza di archeologi.

Capisco bene la loro rabbia, è molto duro fare l’archeologo in Italia.

Un lavoro faticoso e spesso mal pagato.

Riporto alcuni tweet significativi

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Attraverso  le pagine de “L’Unità“, il presidente della Confederazione Italiana Archeologi, Alessandro Pintucci, ha scritto una lettera di dissenso indirizzata al Ministro Bray.

È in corso una petizione nei confronti del Provvedimento del Ministero.

E, infine, come si legge in un tweet allegato, l’11 gennaio 2014 è prevista una manifestazione di protesta.

Credo che, per ora, il grosso del fronte della protesta sia questo.

Non ho riportato i blogger che avranno scritto in merito, come anche tanti altri articoli. Perdonatemi.

Io, invece, non sono affatto d’accordo con la polemica.

Conosco e condivido il risentimento di tutti coloro che lavorano nel settore culturale e che subiscono la frustrazione di lavori non riconosciuti e spesso sottopagati.

Ma non posso credere che ancora ci sia chi si sorprende che il Mibact non offra assunzioni.

Siamo in crisi ragazzi miei, smettetela di aspettarvi assunzioni. Non è assolutamente il momento storico per parlare in questi termini.

Il Ministero offre un PROGRAMMA FORMATIVO, che dà la possibilità ai giovani selezionati di acquisire importanti CAPACITÀ DIGITALI, fondamentali oggi nel mondo del lavoro e ancor di più nel settore cultura.

Probabilmente poca cosa per un trentenne, che ha concluso un master per il quale ha pagato, dopo uno stage gratuito, e attualmente disoccupato.

Ma potrebbe essere un progetto interessante per un giovane laureato. Anziché un master, potrebbe scegliere questo percorso, che non mi pare da buttar via.

Il vostro primo lavoro da giovani laureati come è stato?

Il mio primo lavoro vero dopo la laurea è stato un apprendistato di un anno.

Ho ancora le buste paga: prendevo poco più di 400€ e lavoravo 40 ore settimanali in un cantiere di restauro all’aperto.

Finito il periodo di formazione, ho iniziato a lavorare come professionista con contratti diversi.

Non bisogna illudersi, sono tempi difficili, e questa non mi sembra un’iniziativa da rifiutare tout court.

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Cultura in rete, Musei in digitale

Censimento ISTAT sui musei. Alcuni dati e riflessioni

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Il 28 novembre scorso l’Istat ha reso pubblici i dati del censimento dei musei presenti in Italia.

Il censimento è stato realizzato in collaborazione con il Mibact, le Regioni e le Province Autonome.

Per la prima volta abbiamo un quadro complessivo dell’intero sistema museale italiano.

Evviva!

Collegandovi al sito http://www.imuseiitaliani.beniculturali.it non troverete un bel niente, però se avete voglia di leggere un po’ di numeri e statistiche potete leggere il PdF redatto, da qui

Il documento fornisce “informazioni complessive e dettagliate su tutti i musei, le aree archeologiche e i complessi monumentali, statali e non, accessibili al pubblico in Italia”. I dati forniti riguardano il 2011.

Bene, io l’ho letto tutto e spero che lo abbiano fatto anche tutti i direttori e i curatori di musei, gallerie e affini.

Perché, ormai, chiunque svolga funzioni dirigenziali in ambito culturale dovrebbe avere ben chiaro il panorama entro il quale si trova ad agire.

Ecco alcun dati particolarmente interessanti.

Partiamo dai numeri d’obbligo:

4.588 i musei e gli istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico nel 2011, di cui:

• 3.847 musei, gallerie o collezioni
• 240 aree o parchi archeologici
• 501 monumenti e complessi monumentali
L’offerta culturale è molto ricca e variegata. Lo dimostra l’analisi dei contenuti delle collezioni di musei, gallerie e raccolte:

• 16,9% etnografia e antropologia
• 15,5% archeologia
• 11,9% arte antica
• 11,4% storia
• 10,2% arte sacra
• 9,9% arte moderna e contemporanea
• 9,3% storia e scienze naturali
• 8,6% musei specialistici

Circa il 70% dei musei italiani ha, inoltre, sede in un edificio di elevato pregio storico o artistico.

Un aspetto fondamentale che emerge dalla mappatura è una netta divisione tra maxi strutture e medio-piccole realtà museali.

Le prime richiamano più di 500.000 visitatori l’anno, rappresentano meno dell’1% del totale, sono concentrate in poche regioni, in aree metropolitane e da sole coprono il 43,3% del pubblico totale dei visitatori.

Tra i poli di maggiore attrazione, le prime 15 producono ciascuna oltre 900.000 ingressi l’anno.

Stiamo parlando di Palazzo Ducale a Venezia, del Castello Sforzesco a Milano, degli Scavi Vecchi e Nuovi di Pompei e della Galleria degli Uffizi, solo per citarne alcuni.

Poi vengono quelli di medie e piccole dimensioni.

Ecco che cosa dice la ricerca:

“L’espressione museo diffuso definisce perfettamente il nostro Paese. In Italia c’è infatti un museo/istituto e mezzo per ogni 100 kmq e uno ogni 13.000 abitanti circa.”

Queste realtà, distribuite in modo capillare su tutto il territorio nazionale, sono importanti presidi culturali, ma purtroppo questa rilevanza non trova riscontri sul piano del volume di pubblico pagante.

Per molti di loro, infatti, l’incasso annuo derivante dalla vendita dei biglietti non supera i 20.000 Euro.

Tra l’enorme numero di dati che il documento fornisce, ecco quelli che a mio parere incidono maggiormente sulla situazione critica nella quale si trovano molte piccole realtà.

Mancanza di personale

La maggior parte degli istituti museali italiani svolge la propria attività grazie ad una quantità esigua di personale: l’80% degli istituti ha non più di 5 addetti.

In oltre il 60% degli enti prestano la propria opera collaboratori volontari, complessivamente circa 16.400, a testimoniare un importante consenso da parte dei cittadini nei confronti di queste realtà. Bene.

Ma, a mio parere, c’è una grande differenza tra il lavoro di un volontario e quello del personale specializzato e stipendiato.

Forse sarebbe più utile avere un po’ meno volontari e un po’ più di personale, vista anche la grande quantità di laureati in beni culturali disoccupata.

O ancora, perché non integrare i percorsi formativi delle Università con degli stage nei musei?

Altri approcci, molto comuni nei paesi anglosassoni, sono al contrario poco frequenti da noi: ad esempio, solamente il 28,4% degli istituti ha costituito un’associazione di amici o sostenitori (una best practice in tal senso è quella della Fondazione Torino Musei).

Capacità di attrarre il pubblico

La capacità espositiva di molti musei è inferiore a quella di custodia e di conservazione.

Nella maggior parte dei casi i beni conservati sono molti di più rispetto a quelli esposti al pubblico. La capacità espositiva è tanto maggiore quanto si riduce il numero dei beni posseduti.

Strettamente correlata a questo aspetto è la scarsa dinamicità dell’esposizione degli oggetti: solo il 21,2% ha effettuato una rotazione tra le opere esposte e quelle in deposito.
Va da sé che se la collezione di un museo è sempre uguale a se stessa, le possibilità di fidelizzare il pubblico sono scarse.

Musei e web

Ed eccoci arrivati al punto del quale si discute tanto.
Vi riporto a proposito alcuni dati che parlano da soli:

• Il 50,7% ha un proprio sito
• Il 42% pubblica online il calendario delle iniziative e degli eventi
• Il 22,6% diffonde una newsletter
• Il 16,5% permette l’accesso online a singoli beni selezionati
• Il 13,3% rende disponibile un catalogo online
• Il 9,4% offre ai visitatori connettività gratuita tramite hotspot
• Il 16% è attivo nelle community virtuali attraverso i social network
• Il 5,7% utilizza Internet per la prenotazione delle visite
• Il 3,4% hanno predisposto applicazioni per smartphone e tablet

Ed ecco una lucida riflessione presente nel documento che condivido pienamente:
“La scarsa dimestichezza con il Web, sia come ambiente nel quale segnalare la propria esistenza e le proprie attività, sia come potente strumento informativo su calendari, orari e servizi, sia come mezzo user friendly di larghissimo raggio per la prenotazione delle visite e la vendita dei biglietti, contribuisce ad esprimere una bassa capacità di penetrazione nel pubblico internazionale. Ma è soprattutto nelle ridotte capacità di comunicazione dei contenuti in lingue diverse dall’italiano che va ricercata la ragione del mancato aggancio fra patrimonio museale italiano e visitatori stranieri”.

Dimestichezza con le lingue straniere

Il personale dei musei italiani spesso non è in grado di interagire con i turisti stranieri: solo il 42,5% è in grado di fornire al pubblico informazioni in inglese; per la lingua francese la percentuale scende al 23,3%.
E la lingua tedesca? 9,7%
E che dire delle lingue parlate nei mercati emergenti, come ad esempio arabo e giapponese? 0,2%
E cinese? Ancora meno: 0,1%

Per quanto riguarda il materiale informativo le percentuali sono simili a quelle su elencate; ancor più rara la possibilità di trovare pannelli e didascalie in lingua straniera; anche qui l’inglese detiene la percentuale più alta, con il 21,3% degli istituti.

È un po’ arduo pensare che i musei possano rappresentare un’offerta turistica di qualità se non abbiamo servizi in grado di attrarre turisti stranieri, non vi pare?

Tutto ciò è ancora più sconfortante se lo colleghiamo ad un altro dato:
oltre il 70% delle strutture rilevate rende disponibile, presso i propri locali, materiale informativo sulle offerte culturali del territorio e rientra anche nei percorsi turistico-culturali dell’area di riferimento.

Di per sé sarebbe un aspetto positivo, ma se poi i turisti non entrano nei musei e non usufruiscono di tale servizio, è tutto pressoché inutile.

Individualismo

Il 43,1% dei musei e istituti similari non collabora con altre istituzioni culturali presenti sul territorio; ciò conferma la propensione, da parte di una quota rilevante di queste organizzazioni, a non fare sistema.

Concludo con le risposte alla domanda “Se poteste aumentare il vostro budget di spesa del 10% , per cosa destinereste tali risorse?”

• 23,5% campagne di informazione e comunicazione, per aumentare il pubblico dei visitatori
• 12,2% rinnovamento degli allestimenti
• 11,4% interventi urgenti di manutenzione o restauro dei beni e delle collezioni
• 11,3%ristrutturazione dell’edificio o adeguamento degli impianti
• 10,2% organizzazione di manifestazioni ed eventi per ampliare l’offerta
• 0,9% realizzare interventi formativi per la qualificazione del personale

Credo che questo documento fornisca un quadro davvero completo della situazione generale delle istituzioni culturali in Italia; purtroppo sconfortante.

Ma ritengo altresì che questa mole di dati offra la possibilità di molteplici interpretazioni, riflessioni e anche risposte: punti dai quali ri-partire per migliorare.

Non siete d’accordo con me? Volete farvi la vostra idea? Leggete il rapporto: ve lo consiglio vivamente.

Foto: dalla collezione online del MET MUSEUM, Paul Klee “The chair animal”, 1924

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Arrivano i Place Pin su Pinterest, s’innova!

Da mercoledì Pinterest ha introdotto una novità molto importante per il panorama turistico e culturale: i Place pin, ossia la possibilità di poter aggiungere una mappa ai luoghi “pinnati”.
Ma non è tutto. Nella descrizione è possibile inserire indirizzo e altre informazioni che l’utente ritiene utili.

La decisione nasce dalla considerazione che ogni giorno le persone pinnano 1.5 milioni di luoghi. Risultato? Al momento su Pinterest ci sono ben 750 milioni di destinazioni. Niente male, vero?

Lo staff dunque ha introdotto questa importante novità con l’obiettivo di aiutare gli utenti a trasformare la loro destinazione in realtà, permettendo di associare attraverso i Place pin “le belle immagini di una rivista di viaggi con l’utilità di una mappa online, in modo da poterla condividere anche con gli amici”.

Tra i primi ad utilizzare l’applicazione Italia.it, la quale ha creato una Map Board con i siti UNESCO in Italia. E ne sono molto lieta.

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A tal proposito vi riporto un'interessante conversazione al riguardo, avvenuta ieri su Twitter.

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Un altro interessante esempio è quello di Architectural Digest (AD), la Rivista di Design e Architettura, per intenderci.
Ebbene AD ha creato sei Map Board denominate “Design Destination”, dedicate alle città di New York, Parigi, Londra, Los Angeles, Miami.
Per ciascuna destinazione la rivista ha selezionato i luoghi piú cool: gli alberghi più chic, i ristoranti più quotati, le ultime novità di design e shopping che vale la pena vedere.
Se desiderate un itinerario davvero ricercato per il vostro prossimo viaggio, eccovi serviti :-)

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Se vi è venuta voglia di creare la vostra Map Board su Pinterest e avete bisogno di un supporto tecnico, vi consiglio questo post di @davidelico.

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In ricordo della Grande Guerra, le iniziative on-line

la grande guerra

Il prossimo anno inizieranno ufficialmente le celebrazioni per il centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, una tragedia che ha provocato milioni di morti, distruggendo milioni di famiglie.

Ma che ci ha anche lasciato in eredità profondi e radicali cambiamenti, che sono la base dell’Europa unita che oggi conosciamo.

Per celebrare questo evento che coinvolge tutta l’Europa, ecco alcune iniziative di notevole rilevanza culturale che ho trovato online.

E’ tutto italiano il progetto “WWW1: dentro la Grande Guerra. Uno strumento di conoscenza per tutti”, una piattaforma editoriale che offrirà al pubblico la mappa interattiva del fronte, attraverso la quale interagire con contenuti inediti, come panorami interattivi e immersivi a 360 gradi, video, e documenti storici certificati.

Il progetto è sviluppato da un’associazione creata ad hoc “Associazione culturale WW1-dentro la Grande Guerra”, la quale svolgerà attività di studio e di ricerca, e promuoverà processi di conoscenza, scambio, pace.

L’associazione propone inoltre anche due percorsi didattici per le scuole superiori.

LA MEMORIA PARLANTE, focalizza l’attenzione sul patrimonio storico-culturale diffuso nelle nostre città.

“Monumenti, musei, chiese, così come le persone sono scrigni preziosi della memoria individuale e collettiva. WW1 lavorerà con gli studenti e gli insegnanti per ri-scoprire una storia vicina, quella dei propri bisnonni, e vederla senza timori con gli occhi di persone di oggi”.

GLI SCRITTORI IN GUERRA: ITINERARI VIRTUALI E LETTERARI

Il progetto intende “…mettere in primo piano i grandi autori ma anche gli scrittori umili, soldati e civili che negli anni della guerra hanno scritto cartoline, lettere, diari, canzoni, filastrocche. WW1 collaborerà con gli studenti e gli insegnanti per creare durante l’anno scolastico un “Parco Letterario”, offrendo come risultato percorsi inediti e realmente accessibili al visitatore di oggi, tra racconti emozionanti e territori”,

La scadenza per le pre-iscrizioni è il 31 dicembre 2013.

Un’altra iniziativa degna di nota è d’oltralpe.

La Francia ha inaugurato da pochi giorni il sito creato centenaire.org.

Tre le sezioni principali:

  • “Vivere il Centenario”- tutti gli eventi dedicati
  • “Scoprire il Centenario”- materiale d’archivio e approfondimenti sulla cultura del tempo
  • “Comprendere il Centenario”- approfondimenti scientifici e pedagogici

Dal 9 al 16 novembre, inoltre, tutti coloro che possiedono testimonianze famigliari e cimeli della Grande Guerra, sono stati invitati a portarli presso i punti di raccolta, ben più di settanta, ripartiti su tutto il territorio francese.

Il materiale confluirà nel grande archivio di Europeana, la biblioteca digitale europea che riunisce contributi già digitalizzati da diverse istituzioni culturali (musei, archivi, collezioni multi-media) dei 27 paesi membri dell’Unione Europea.

Per l’occasione Europeana ha dedicato un apposito archivio “Europeana 1914-18”, attraverso il quale si prefigge di raccogliere materiale proveniente da tutta Europa.

Il progetto”1914-1918 storie di famiglia” è nato in Germania nel 2011 con l’obiettivo di raccogliere memorie e cimeli delle famiglie coinvolte nella guerra; non solo racconti e oggetti di chi ha combattuto, ma di tutti quelli che la Prima Guerra Mondiale l’hanno vissuta in altro modo.

Finora sono state raccolte 2.500 storie e 50.000 file digitalizzati. A tal fine sono state organizzati in tutta Europa dei “collection day”, ovvero giornate di raccolta di racconti e reperti.

Interessante vero?

La foto del post è tratta dal sito Centenaire.org

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Cultura in rete

Hasan Niyazi, il magnifico dilettante

Federico Zuccaro, Italia, 1595. Immagine tratta da Getty Museum

Federico Zuccaro, Italia, 1595. Immagine tratta da Getty Museum

Ho conosciuto Hasan Niyazi scorrendo la mia timeline di Twitter, incuriosita dall’hashtag #RIPhasan, solo qualche giorno fa.

Troppo tardi, in realtà, perché Hasan è morto il 28 ottobre.

Mi sono messa sulle sue tracce come un segugio, leggendo ciò che la rete ha scritto di lui.

Poi ho letto alcuni articoli del suo blog, The three pipe problem*.

Hasan era fisioterapista, abitava a Melbourne e nel Web.

Ma era anche e soprattutto un appassionato d’arte, con una particolare predilezione per Raffaello e il Rinascimento.

Era un blogger d’arte, un erudito

che riteneva importante rendere accessibile a tutti la storia dell’arte.

Era una persona capace di costruire rapporti di stima e di scambio tra studiosi e appassionati d’arte disseminati per il mondo.

Oltre al blog personale, aveva avviato il progetto “OpenRaphael.Org“, un catalogo completo delle opere di Raffaello e della sua bottega: un Catalogue raisonnè tradotto in sito Web aperto e accessibile.

Leggendo il suo blog ci si sente partecipi di un’avventura appassionante, quella che compie lo storico dell’arte ogni volta che studia un’opera.

Ogni articolo è il frutto di un’accurata ricerca attraverso tutte le fonti a disposizione: Internet, libri, ricerche precedenti; in ciascun post si trovano approfondimenti di elevata qualità. Insomma, il lavoro di uno storico dell’arte, con in più la capacità di usare un linguaggio chiaro e accessibile a tutti.

Leggere il suo lavoro mi ha permesso di scoprire anche qualcosa di lui: una mente davvero aperta al confronto, appassionata e in grado di trasmettere la curiosità della conoscenza

Federico Zuccaro, Italia, 1595c. Immagine tratta dal Getty Museum

Federico Zuccaro, Italia, 1595c. Immagine tratta dal Getty Museum

Il suo ultimo post è un contributo molto interessante sul rapporto tra cultura e web.  Per me, anche un’occasione per imparare qualcosa di più sulla comunicazione on-line.

Hasan è stato intervistato da Charlotte Frost, nel corso di una discussione durata tutto il mese di ottobre e incentrata sull’impatto del Web nella creazione artistica e nella critica d’arte.

Ecco alcuni stralci dell’intervista, che ho ritenuto importante ricordare.

Gli inizi

La sua “carriera” di blogger è iniziata in seguito ad un lungo percorso di frequentatore e animatore di forum sul Web dedicati alla tecnologia e alla cultura pop. La spinta iniziale a scrivere di storia dell’arte è stata la sua passione per la materia, coltivata sin da piccolo.

Non un blog che nasce per il desiderio di fare business dunque, come spesso accade ultimamente. Solo una grande passione e la voglia di condividerla.

“ Se la lettura di uno di questi post vi invogliasse a  fare qualcosa che non avevate mai fatto prima, guardare un quadro, vedere un film o leggere un libro, sarebbe fantastico”

Blogging VS/ Giornali d’arte, Accademia

Hasan non ha mai insegnato in un’aula scolastica, ma alcune delle sue ricerche sono state citate da alcuni storici dell’arte durante i propri corsi. Il post maggiormente utilizzato è Donatello’s David- Banishing the Middle Ages with a Skinny Bronze

Un altro post che prendeva in esame l’attribuzione di un presunto dipinto di Leonardo Da Vinci –La bella Principessa- è stato trasformato in un articolo di giornale.

Differenze tra comunicazione on-line e off-lin

Hasan ritiene che scrivere on–line richieda la consapevolezza della diversità dei potenziali lettori del blog; dunque lo stile e il linguaggio di chi scrive deve essere adatto allo scopo. L’utilizzo di un linguaggio eccessivamente accademico, o articoli troppo lunghi,rischiano di non coinvolgere il pubblico.

Trovare il giusto mix di linguaggio e dettaglio è un’abilità specifica, ed al momento non ci sono manuali che lo insegnino.

Il più talentuoso comunicatore di storia dell’arte on-line condivide il talento con un lavoro di scrittura dettagliato, interessante e accattivante.”

Il magnifico impegno di Hasan nel suo blog mi ha ricordato la bellezza di una materia, la storia dell’arte, che purtroppo una volta conclusi gli studi ho messo da parte per dedicarmi al lavoro e mi ha trasmesso anche un rinnovato entusiasmo e tanta voglia di imparare da lui.

Consiglio vivamente una visita al suo blog, iniziate pure da qui

*Il titolo del blog “The tree pipe problem” è un citazione da una storia di Sherlock Holmes, “The Red Headed League”. La frase intende descrivere la lunghezza che il tempo sembra assumere per Holmes quando deve risolvere un caso che in principio sembra indecifrabile: il tempo di fumare tre pipe, appunto.

Per Hasan questa frase rappresenta un impegno nella comprensione di ciò che a prima vista appare incomprensibile.

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Cultura in rete

Renoir a Torino, un successo del binomio pubblico-privato

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È stata inaugurata il 22 ottobre, presso la Galleria d’arte Moderna e Contemporanea (GAM) di Torino, la splendida mostra dedicata a Pierre Auguste Renoir, aperta sino al 23 febbraio 2014.

Una straordinaria rassegna articolata in nove sezioni, con più di sessanta opere dell’artista provenienti dalle collezioni permanenti del Musèe d’Orsay e del Musèe de l’Orangerie, che si propone di ripercorrere tutta l’attività di questo straordinario artista.

All’inaugurazione, una folla di 5.000 persone ha atteso pazientemente in coda per poter godere di questo emozionante viaggio nell’Impressionismo francese, attraverso lo sguardo e l’arte di uno dei suoi più autorevoli esponenti.

La rassegna è il frutto di una collaborazione fortemente sostenuta dal Sindaco Piero Fassino, tra Città di Torino, Musèe d’Orsay e Skira Editore, una sinergia iniziata nel 2012 con la mostra dedicata a Degas e svoltasi presso la Promotrice di Belle Arti.

Il sindaco Fassino, alla luce di un esordio così promettente, ha commentato ” Sono tornate le grandi mostre a Torino. È la conferma che investire nella cultura, in modo intelligente, aprendo sempre più le porte ai privati, è una strada necessaria, soprattutto nei momenti di crisi”.

“Aprendo sempre più le porte ai privati”, ecco uno spunto di riflessione importante.

Un processo di cambiamento che in Italia ancora stenta a decollare, ma che oltreoceano ha dato  ottimi risultati, permettendo alle istituzioni culturali non solo di essere una realtà sostenibile economicamente, ma anche di produrre lavoro e reddito.

E in Italia? Un esempio interessante è appunto quello su citato.

La GAM è una delle realtà facenti parte della Fondazione Torino Musei, un ente misto pubblico/privato, che si occupa di gestire e valorizzare il proprio patrimonio artistico.

Oltre la GAM fanno parte della Fondazione: Palazzo Madama-Museo Civico d’Arte Antica, il Museo d’Arte Orientale (MAO) e la Rocca e il Borgo Medievale.

Il Comune di Torino è il primo fondatore e i Fondatori Successivi sono Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.

Leggendo tra le pagine del sito della Fondazione, un altro aspetto di non poco conto: la possibilità per le aziende private di poter sostenere finanziariamente un museo a loro scelta, attraverso la formula “Benefattore” o “Grande Benefattore”, a seconda dell’importo annuale versato.

” Fare squadra tra cultura e impresa è diventato sempre più importante in un’ottica di scambio autentico, di valorizzazione delle competenze e di solidarietà sociale, pur mantenendo intatte le identità di ciascun attore in gioco. Per questo motivo, a partire da quest’anno, la Fondazione Torino Musei ha pensato di dar vita al Comitato dei Sostenitori: una base annuale di Aziende che condividano con la Fondazione o con il singolo Museo obiettivi, finalità, idee ed ideali e contribuiscano alla continua crescita dell’istituzione o dei suoi Musei.”

Solo un anno fa sono state pubblicate le “Linee guida per la valorizzazione della cultura in Italia attraverso la collaborazione pubblico/privato”  dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome in collaborazione con l’Associazione Civita, un importante documento per chi opera nel settore.

Il dossier, dopo aver analizzato profili, ruoli ed esigenze degli attori pubblici e privati, aver chiarito la differenza tra sponsorizzazioni ed elargizioni liberali, aver fornito un quadro normativo e fiscale, regionale e nazionale, sulla materia, analizza quali opportunità e prospettive può offrire una partnership pubblico/privata e propone alcune idee per una co-progettazione culturale.

Personalmente, ho trovato particolarmente interessante la nuova forma di partnership proposta, intesa come una co-progettazione, ossia una “collaborazione programmata sul lungo periodo, riconoscendo che l’investimento in cultura riesce a produrre impatti anche sociali, oltre che di diffusione di brand, in tempi superiori a quelli della pubblicità”.

Bisognerebbe spiegare a molte aziende che “l’evoluzione del mercato e la crisi economica hanno reso cruciale per le imprese produrre beni/servizi ad alto valore aggiunto e di conoscenza, il vantaggio competitivo si gioca oggi sempre più intorno all’attitudine ad associare il prodotto universi simbolici ed evocativi in grado di comunicare un sistema di valori.

La cultura così acquista…un ruolo centrale nelle strategie di ricerca di nuovi linguaggi e canali di comunicazione non convenzionali.”

E qui mi viene da pensare al Museo di Arti e Tradizioni Popolari-Cultura del Gesso di Magliano Alfieri e vi spiego subito il perché.

In Italia, come ben sappiamo, ci sono molti musei. Alcuni sostengono che siano troppi, che molti non hanno ragion d’essere, ma io non mi addentrerei in questa polemica.

Molti dei musei italiani, come quello delle Arti e Tradizioni Popolari-Cultura del Gesso a Magliano Alfieri, sono l’espressione di un sapere artigianale tipico di quella creatività che ci viene riconosciuta e ammirata in tutto il mondo.

Ecco, se quel museo poco conosciuto, potesse avviare percorsi di co-progettazione con le aziende che attualmente si occupano di quella produzione, per entrambi potrebbero sorgere nuove occasioni di promozione, di relazioni e di reddito.

In sostanza, ritengo che il finanziamento privato possa essere importante non soltanto per quanto riguarda i grandi musei e le realtà fatte di grandi numeri, ma possa altresì essere un percorso di crescita anche per le piccole realtà, che fanno fatica a stare in piedi esattamente come quelle grandi.

Scusate, stavo per dimenticare: ritornando ai grandi numeri, la mostra su Renoir è stata realizzata anche grazie a Skira Editore, che oltre a curare il catalogo, ha investito 1milione e 700mila euro, di cui circa 400mila donati dagli sponsor.

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Cultura in rete

Sala delle Asse: il non racconto online di un restauro

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Il 22 ottobre scorso una conferenza stampa con la presenza di Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, ha comunicato l’avvio dei restauri alla “Sala delle Asse” al fine di recuperare, per quanto possibile, ciò che Leonardo Da Vinci ha dipinto personalmente nella sala.

Non sapevo nulla di questa sala. E voi?
Mi sono data quindi da fare per recuperare un po’ di notizie.
Ecco che cosa ho trovato.

Nel 1498 Leonardo Da Vinci viene incaricato da Ludovico il Moro di dipingere la Sala delle Asse all’interno del Castello Sforzesco; un ambiente importante, nel quale gli Sforza accolgono ospiti e ambasciatori.

Leonardo progetta e realizza un trompe l’oeil che raffigura un pergolato di rami di gelso sorretti da robusti fusti d’albero dalle radici molto grandi. Un fitto intreccio di rami, fogliame e corde dorate per ” sfondare” la volta chiusa della sala, e proiettare gli ospiti in uno spettacolare paesaggio.

Un anno dopo i francesi conquistano Milano e non si hanno notizie certe della Sala fino al 1700, quando viene utilizzata come stalla.

I primi restauri, ad opera del pittore e decoratore Ernesto Rusca, avvengono all’inizio del ‘900, con pesanti ridipinture che compromettono la leggibilità dell’originale.

Bene. Qui finisce la Storia e ricomincia la cronaca.

Oggi, dopo due anni di indagini realizzate dall‘Opificio Delle Pietre Dure di Firenze che hanno permesso di individuare brani di pittura originale sotto diversi strati di intonaco, si ritorna nella Sala delle Asse per “rendere leggibili le decorazioni nel rispetto dei diversi interventi di restauro precedenti”.

Data l’importanza della scoperta, la complessità del progetto di restauro e dei suoi risultati, il comitato scientifico ha predisposto un apposito sito web dedicato ai lavori, per fornire notizie dettagliate e aggiornate sulla storia della Sala e per consentire di seguire le operazioni di restauro.

Un’iniziativa importante: finalmente il lavoro del restauratore, sempre nascosto da teloni e impalcature, viene “scoperto”. Finalmente si può vedere cosa succede durante un restauro, quali sono le diverse fasi. Ma soprattutto si possono seguire tutti i cambiamenti che avvengono in un’opera d’arte durante le operazioni. Ed è davvero un’esperienza molto emozionante, ve lo assicuro.

Non appena ho appreso la notizia, ho immediatamente visitato il sito.
E poi, un po’ incredula, l’ho visitato di nuovo, pensando di aver sbagliato qualcosa.

Francamente, nutro dei dubbi sull’efficacia comunicativa del sito. Mi riferisco in particolar modo alle pagine che dovrebbero portare un vento di novità per il settore, “Segui il restauro” e “Storytelling”.

Le sezioni sono articolate in una serie di foto suddivise temporalmente.
Sono riprese persone che guardano: chi sono queste persone, guardano cosa, e soprattutto cosa hanno da dire?
Ci sono immagini tratte dalle indagini diagnostiche: che tipo di indagini? Cosa evidenziano le foto?
I restauratori sono ripresi mentre lavorano: su cosa? Cosa stanno facendo?
E poi foto di strumenti di indagine: quali? Che cosa fanno?

In poche parole: foto poco chiare, nessun video e nessuna didascalia che racconti un lavoro già di per sè complesso, figuriamoci per un “non addetto ai lavori”.

O forse, come mi auguro, sono io che sbaglio, e questa è solo una prima rudimentale versione del sito; probabilmente, con l’avanzare dei lavori, le pagine saranno aggiornate.

Ci ritornerò e vi terrò aggiornati.

Concludo con la dichiarazione rilasciata dall’assessore alla Cultura del Comune di Milano riguardo ai lavori:
“L’avvio di questi lavori è di assoluta importanza per Milano e per tutta la comunità scientifica internazionale. Leonardo sarà l’artista simbolo di Expo 2015, a lui saranno dedicate un polo al Castello Sforzesco e una mostra a Palazzo Reale…”

Il progetto di comunicazione multimediale è stato curato da HOC-LAB del Politecnico di Milano.

Se desiderate visitare la pagina web dedicata potete farlo da qui.

E ditemi che cosa ne pensate.

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Cultura in rete, Musei in digitale

CATALOGHI D’ARTE ON LINE

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Copertina del catalogo della mostra dedicata al Bronzino al Metropoloitan Museum of Art, 2010

Se sei un appassionato di storia dell’arte, uno storico o uno studente alle prese con una tesi in storia dell’arte, oggi puoi ampliare le tue conoscenze e costruirti una libreria personale, collezionando un buon numero di cataloghi d’arte. Senza spendere nulla.

Da circa un anno, infatti, il Metropolitan Museum of Art e il Salomon R.Guggenheim di New York offrono a tutti la possibilità di consultare on line gratuitamente i cataloghi d’arte da loro pubblicati.

Ad oggi, il Gugghenheim ha reso disponibili 99 cataloghi per offrire agli utenti approfondimenti su autori di fama internazionale come Francis Bacon, Edvard Munch e Wassily Kandinsky.

“MET Publications” del Metropolitan rende disponibili on line quasi tutti i libri, bollettini e giornali editi dal MET dal 1870: in tutto (e fino ad oggi) ben 375 pubblicazioni.

Una collezione molto importante, che esamina in dettaglio le correnti artistiche di tutti i tempi e di tutto il mondo, dall’antichità fino a giorni nostri.

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Copertina del catalogo della mostra dedicata a Georgeus Seurat, al Metropolitan Museum of Art, 1991

E un’offerta culturale/digitale di alto valore, perché consente a chiunque di poter consultare gratuitamente studi approfonditi e dettagliati come quelli contenuti nei cataloghi delle mostre e nei bollettini artistici.

Per conoscere alcune interessanti opinioni sul ruolo e l’evoluzione dei cataloghi d’arte:

http://ilblogdellakunsthallepiubelladelmondo.wordpress.com/2011/12/20/i-cataloghi-di-mostre-in-breve/

http://formesettanta.wordpress.com/2013/07/24/lopinione-cataloghi-darte-un-ponte-tra-lartista-e-il-fruitore/

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