Cultura in rete

Arrivano i Place Pin su Pinterest, s’innova!

Da mercoledì Pinterest ha introdotto una novità molto importante per il panorama turistico e culturale: i Place pin, ossia la possibilità di poter aggiungere una mappa ai luoghi “pinnati”.
Ma non è tutto. Nella descrizione è possibile inserire indirizzo e altre informazioni che l’utente ritiene utili.

La decisione nasce dalla considerazione che ogni giorno le persone pinnano 1.5 milioni di luoghi. Risultato? Al momento su Pinterest ci sono ben 750 milioni di destinazioni. Niente male, vero?

Lo staff dunque ha introdotto questa importante novità con l’obiettivo di aiutare gli utenti a trasformare la loro destinazione in realtà, permettendo di associare attraverso i Place pin “le belle immagini di una rivista di viaggi con l’utilità di una mappa online, in modo da poterla condividere anche con gli amici”.

Tra i primi ad utilizzare l’applicazione Italia.it, la quale ha creato una Map Board con i siti UNESCO in Italia. E ne sono molto lieta.

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A tal proposito vi riporto un'interessante conversazione al riguardo, avvenuta ieri su Twitter.

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Un altro interessante esempio è quello di Architectural Digest (AD), la Rivista di Design e Architettura, per intenderci.
Ebbene AD ha creato sei Map Board denominate “Design Destination”, dedicate alle città di New York, Parigi, Londra, Los Angeles, Miami.
Per ciascuna destinazione la rivista ha selezionato i luoghi piú cool: gli alberghi più chic, i ristoranti più quotati, le ultime novità di design e shopping che vale la pena vedere.
Se desiderate un itinerario davvero ricercato per il vostro prossimo viaggio, eccovi serviti :-)

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Se vi è venuta voglia di creare la vostra Map Board su Pinterest e avete bisogno di un supporto tecnico, vi consiglio questo post di @davidelico.

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Musei in digitale

A Londra le strade diventano musei. Con un App

Se per caso capitaste a Londra nei prossimi giorni ho un consiglio per voi: scaricate l’App Streetmuseum (disponibile sia per Android che per Apple) e usatela mentre passeggiate per le vie del centro.

Vi spiego subito di cosa si tratta.

Attivando l’App sullo schermo del vostro smartphone, la città appare in due modalità: mappa oppure 3D. Selezionando una località, si visualizza il luogo in cui ci si trova a passare e, contestualmente, la sua immagine del passato. La ricostruzione è stata realizzata dal Museum of London, grazie alle numerose immagini conservate in archivio.

L’App è stata realizzata tre anni fa, con un’aspettativa di circa 5.000 download: invece è stata scaricata 125.000 volte.

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Il successo dell’iniziativa ha spinto il museo a sviluppare un’altra App, in collaborazione con History Channel: Streetmuseum Londinium, Londra all’epoca dei Romani.

Non potendola ancora provare in prima persona, mi sono accontentata di visitare il sito del museo.

E ho trovato degli elementi interessanti, che vi riporto.

Una parte della collezione permanente del museo è disponibile on-line e può essere condivisa tramite mail e diversi social network. È inoltre possibile acquistare delle riproduzioni a stampa di alcune opere.

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Un altro aspetto davvero intrigante è la possibilità di usufruire di una mappa della città suddivisa in distretti amministrativi. Cliccando su un distretto, si vedono tutti gli oggetti che sono stati trovati, realizzati o usati in quel luogo, assieme ad una descrizione dell’oggetto e del suo impiego.

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Il museo ha dedicato una pagina intera ai Social Media, in cui sono ben evidenti tutti i Social Network utilizzati per comunicare. E, ancora, una pagina dedicata allo shop online.

Infine, date un’occhiata a questo video su Youtube (http://www.youtube.com/watch?v=OV9WBs9xai4)

Questo video invece è dedicato all’App Streetmuseum Londinium (http://www.youtube.com/watch?v=AAvTSa8zgxU)

A me ha fatto venire una gran voglia di visitarlo, a voi no?

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Cultura in rete

In ricordo della Grande Guerra, le iniziative on-line

la grande guerra

Il prossimo anno inizieranno ufficialmente le celebrazioni per il centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, una tragedia che ha provocato milioni di morti, distruggendo milioni di famiglie.

Ma che ci ha anche lasciato in eredità profondi e radicali cambiamenti, che sono la base dell’Europa unita che oggi conosciamo.

Per celebrare questo evento che coinvolge tutta l’Europa, ecco alcune iniziative di notevole rilevanza culturale che ho trovato online.

E’ tutto italiano il progetto “WWW1: dentro la Grande Guerra. Uno strumento di conoscenza per tutti”, una piattaforma editoriale che offrirà al pubblico la mappa interattiva del fronte, attraverso la quale interagire con contenuti inediti, come panorami interattivi e immersivi a 360 gradi, video, e documenti storici certificati.

Il progetto è sviluppato da un’associazione creata ad hoc “Associazione culturale WW1-dentro la Grande Guerra”, la quale svolgerà attività di studio e di ricerca, e promuoverà processi di conoscenza, scambio, pace.

L’associazione propone inoltre anche due percorsi didattici per le scuole superiori.

LA MEMORIA PARLANTE, focalizza l’attenzione sul patrimonio storico-culturale diffuso nelle nostre città.

“Monumenti, musei, chiese, così come le persone sono scrigni preziosi della memoria individuale e collettiva. WW1 lavorerà con gli studenti e gli insegnanti per ri-scoprire una storia vicina, quella dei propri bisnonni, e vederla senza timori con gli occhi di persone di oggi”.

GLI SCRITTORI IN GUERRA: ITINERARI VIRTUALI E LETTERARI

Il progetto intende “…mettere in primo piano i grandi autori ma anche gli scrittori umili, soldati e civili che negli anni della guerra hanno scritto cartoline, lettere, diari, canzoni, filastrocche. WW1 collaborerà con gli studenti e gli insegnanti per creare durante l’anno scolastico un “Parco Letterario”, offrendo come risultato percorsi inediti e realmente accessibili al visitatore di oggi, tra racconti emozionanti e territori”,

La scadenza per le pre-iscrizioni è il 31 dicembre 2013.

Un’altra iniziativa degna di nota è d’oltralpe.

La Francia ha inaugurato da pochi giorni il sito creato centenaire.org.

Tre le sezioni principali:

  • “Vivere il Centenario”- tutti gli eventi dedicati
  • “Scoprire il Centenario”- materiale d’archivio e approfondimenti sulla cultura del tempo
  • “Comprendere il Centenario”- approfondimenti scientifici e pedagogici

Dal 9 al 16 novembre, inoltre, tutti coloro che possiedono testimonianze famigliari e cimeli della Grande Guerra, sono stati invitati a portarli presso i punti di raccolta, ben più di settanta, ripartiti su tutto il territorio francese.

Il materiale confluirà nel grande archivio di Europeana, la biblioteca digitale europea che riunisce contributi già digitalizzati da diverse istituzioni culturali (musei, archivi, collezioni multi-media) dei 27 paesi membri dell’Unione Europea.

Per l’occasione Europeana ha dedicato un apposito archivio “Europeana 1914-18”, attraverso il quale si prefigge di raccogliere materiale proveniente da tutta Europa.

Il progetto”1914-1918 storie di famiglia” è nato in Germania nel 2011 con l’obiettivo di raccogliere memorie e cimeli delle famiglie coinvolte nella guerra; non solo racconti e oggetti di chi ha combattuto, ma di tutti quelli che la Prima Guerra Mondiale l’hanno vissuta in altro modo.

Finora sono state raccolte 2.500 storie e 50.000 file digitalizzati. A tal fine sono state organizzati in tutta Europa dei “collection day”, ovvero giornate di raccolta di racconti e reperti.

Interessante vero?

La foto del post è tratta dal sito Centenaire.org

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Musei in digitale

#Svegliamuseo

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Constantin Guys, “Donna con il parasole” , Francia 1860-65
Immagine tratta dalla Collezione permanente del J.Paul Getty Museum

 

#Svegliamuseo è un progetto ideato da tre giovani donne, intraprendenti e determinate, tutte nate negli anni ’80.

Aurora Raimondi, archeologa, che ha da poco concluso un’esperienza di lavoro al J. Paul Getty Museum di Los Angeles.

Francesca ‘Porden’ De Gottardo, archeologa e social media manager per le aziende dei settori fashion e design.

Federica Rossi, social media manager.

In comune, un background culturale e le prime esperienze nella comunicazione on-line come social media manager per aziende private.

Le esperienze all’estero, la passione per l’arte e i musei, e la possibilità di confrontare la situazione italiana con quelle conosciute al di fuori del nostro Paese, sono fonte per le ragazze di una riflessione che molti di noi appassionati condividiamo: la debole presenza on-line dei musei italiani.

Per non parlare dei profili sui Social Network, in molti casi assenti o gestiti con poca attenzione.

La loro idea? “Perché non imparare da chi è migliore di noi? Perché non trovare un modo semplice, onesto e diretto per suggerire ai musei italiani le strategie che li aiuterebbero a dialogare meglio con il loro pubblico?”

Come? Chiedendo a dieci musei stranieri che utilizzano in maniera eccellente i Social Network di fornire una lista di consigli e best practice a dieci musei italiani che hanno bisogno di migliorare la comunicazione on-line.

Il progetto ha una durata di tre mesi e si sviluppa anche attraverso un sito Internet, nel quale troverete anche post molto interessanti riguardo l’argomento, e un gruppo face book.

Su Twitter potete trovare tracce dell’iniziativa cercando l’hashtag #svegliamuseo.
Buon lavoro ragazze.

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Cultura in rete

Hasan Niyazi, il magnifico dilettante

Federico Zuccaro, Italia, 1595. Immagine tratta da Getty Museum

Federico Zuccaro, Italia, 1595. Immagine tratta da Getty Museum

Ho conosciuto Hasan Niyazi scorrendo la mia timeline di Twitter, incuriosita dall’hashtag #RIPhasan, solo qualche giorno fa.

Troppo tardi, in realtà, perché Hasan è morto il 28 ottobre.

Mi sono messa sulle sue tracce come un segugio, leggendo ciò che la rete ha scritto di lui.

Poi ho letto alcuni articoli del suo blog, The three pipe problem*.

Hasan era fisioterapista, abitava a Melbourne e nel Web.

Ma era anche e soprattutto un appassionato d’arte, con una particolare predilezione per Raffaello e il Rinascimento.

Era un blogger d’arte, un erudito

che riteneva importante rendere accessibile a tutti la storia dell’arte.

Era una persona capace di costruire rapporti di stima e di scambio tra studiosi e appassionati d’arte disseminati per il mondo.

Oltre al blog personale, aveva avviato il progetto “OpenRaphael.Org“, un catalogo completo delle opere di Raffaello e della sua bottega: un Catalogue raisonnè tradotto in sito Web aperto e accessibile.

Leggendo il suo blog ci si sente partecipi di un’avventura appassionante, quella che compie lo storico dell’arte ogni volta che studia un’opera.

Ogni articolo è il frutto di un’accurata ricerca attraverso tutte le fonti a disposizione: Internet, libri, ricerche precedenti; in ciascun post si trovano approfondimenti di elevata qualità. Insomma, il lavoro di uno storico dell’arte, con in più la capacità di usare un linguaggio chiaro e accessibile a tutti.

Leggere il suo lavoro mi ha permesso di scoprire anche qualcosa di lui: una mente davvero aperta al confronto, appassionata e in grado di trasmettere la curiosità della conoscenza

Federico Zuccaro, Italia, 1595c. Immagine tratta dal Getty Museum

Federico Zuccaro, Italia, 1595c. Immagine tratta dal Getty Museum

Il suo ultimo post è un contributo molto interessante sul rapporto tra cultura e web.  Per me, anche un’occasione per imparare qualcosa di più sulla comunicazione on-line.

Hasan è stato intervistato da Charlotte Frost, nel corso di una discussione durata tutto il mese di ottobre e incentrata sull’impatto del Web nella creazione artistica e nella critica d’arte.

Ecco alcuni stralci dell’intervista, che ho ritenuto importante ricordare.

Gli inizi

La sua “carriera” di blogger è iniziata in seguito ad un lungo percorso di frequentatore e animatore di forum sul Web dedicati alla tecnologia e alla cultura pop. La spinta iniziale a scrivere di storia dell’arte è stata la sua passione per la materia, coltivata sin da piccolo.

Non un blog che nasce per il desiderio di fare business dunque, come spesso accade ultimamente. Solo una grande passione e la voglia di condividerla.

“ Se la lettura di uno di questi post vi invogliasse a  fare qualcosa che non avevate mai fatto prima, guardare un quadro, vedere un film o leggere un libro, sarebbe fantastico”

Blogging VS/ Giornali d’arte, Accademia

Hasan non ha mai insegnato in un’aula scolastica, ma alcune delle sue ricerche sono state citate da alcuni storici dell’arte durante i propri corsi. Il post maggiormente utilizzato è Donatello’s David- Banishing the Middle Ages with a Skinny Bronze

Un altro post che prendeva in esame l’attribuzione di un presunto dipinto di Leonardo Da Vinci –La bella Principessa- è stato trasformato in un articolo di giornale.

Differenze tra comunicazione on-line e off-lin

Hasan ritiene che scrivere on–line richieda la consapevolezza della diversità dei potenziali lettori del blog; dunque lo stile e il linguaggio di chi scrive deve essere adatto allo scopo. L’utilizzo di un linguaggio eccessivamente accademico, o articoli troppo lunghi,rischiano di non coinvolgere il pubblico.

Trovare il giusto mix di linguaggio e dettaglio è un’abilità specifica, ed al momento non ci sono manuali che lo insegnino.

Il più talentuoso comunicatore di storia dell’arte on-line condivide il talento con un lavoro di scrittura dettagliato, interessante e accattivante.”

Il magnifico impegno di Hasan nel suo blog mi ha ricordato la bellezza di una materia, la storia dell’arte, che purtroppo una volta conclusi gli studi ho messo da parte per dedicarmi al lavoro e mi ha trasmesso anche un rinnovato entusiasmo e tanta voglia di imparare da lui.

Consiglio vivamente una visita al suo blog, iniziate pure da qui

*Il titolo del blog “The tree pipe problem” è un citazione da una storia di Sherlock Holmes, “The Red Headed League”. La frase intende descrivere la lunghezza che il tempo sembra assumere per Holmes quando deve risolvere un caso che in principio sembra indecifrabile: il tempo di fumare tre pipe, appunto.

Per Hasan questa frase rappresenta un impegno nella comprensione di ciò che a prima vista appare incomprensibile.

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Cultura in rete

Renoir a Torino, un successo del binomio pubblico-privato

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È stata inaugurata il 22 ottobre, presso la Galleria d’arte Moderna e Contemporanea (GAM) di Torino, la splendida mostra dedicata a Pierre Auguste Renoir, aperta sino al 23 febbraio 2014.

Una straordinaria rassegna articolata in nove sezioni, con più di sessanta opere dell’artista provenienti dalle collezioni permanenti del Musèe d’Orsay e del Musèe de l’Orangerie, che si propone di ripercorrere tutta l’attività di questo straordinario artista.

All’inaugurazione, una folla di 5.000 persone ha atteso pazientemente in coda per poter godere di questo emozionante viaggio nell’Impressionismo francese, attraverso lo sguardo e l’arte di uno dei suoi più autorevoli esponenti.

La rassegna è il frutto di una collaborazione fortemente sostenuta dal Sindaco Piero Fassino, tra Città di Torino, Musèe d’Orsay e Skira Editore, una sinergia iniziata nel 2012 con la mostra dedicata a Degas e svoltasi presso la Promotrice di Belle Arti.

Il sindaco Fassino, alla luce di un esordio così promettente, ha commentato ” Sono tornate le grandi mostre a Torino. È la conferma che investire nella cultura, in modo intelligente, aprendo sempre più le porte ai privati, è una strada necessaria, soprattutto nei momenti di crisi”.

“Aprendo sempre più le porte ai privati”, ecco uno spunto di riflessione importante.

Un processo di cambiamento che in Italia ancora stenta a decollare, ma che oltreoceano ha dato  ottimi risultati, permettendo alle istituzioni culturali non solo di essere una realtà sostenibile economicamente, ma anche di produrre lavoro e reddito.

E in Italia? Un esempio interessante è appunto quello su citato.

La GAM è una delle realtà facenti parte della Fondazione Torino Musei, un ente misto pubblico/privato, che si occupa di gestire e valorizzare il proprio patrimonio artistico.

Oltre la GAM fanno parte della Fondazione: Palazzo Madama-Museo Civico d’Arte Antica, il Museo d’Arte Orientale (MAO) e la Rocca e il Borgo Medievale.

Il Comune di Torino è il primo fondatore e i Fondatori Successivi sono Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.

Leggendo tra le pagine del sito della Fondazione, un altro aspetto di non poco conto: la possibilità per le aziende private di poter sostenere finanziariamente un museo a loro scelta, attraverso la formula “Benefattore” o “Grande Benefattore”, a seconda dell’importo annuale versato.

” Fare squadra tra cultura e impresa è diventato sempre più importante in un’ottica di scambio autentico, di valorizzazione delle competenze e di solidarietà sociale, pur mantenendo intatte le identità di ciascun attore in gioco. Per questo motivo, a partire da quest’anno, la Fondazione Torino Musei ha pensato di dar vita al Comitato dei Sostenitori: una base annuale di Aziende che condividano con la Fondazione o con il singolo Museo obiettivi, finalità, idee ed ideali e contribuiscano alla continua crescita dell’istituzione o dei suoi Musei.”

Solo un anno fa sono state pubblicate le “Linee guida per la valorizzazione della cultura in Italia attraverso la collaborazione pubblico/privato”  dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome in collaborazione con l’Associazione Civita, un importante documento per chi opera nel settore.

Il dossier, dopo aver analizzato profili, ruoli ed esigenze degli attori pubblici e privati, aver chiarito la differenza tra sponsorizzazioni ed elargizioni liberali, aver fornito un quadro normativo e fiscale, regionale e nazionale, sulla materia, analizza quali opportunità e prospettive può offrire una partnership pubblico/privata e propone alcune idee per una co-progettazione culturale.

Personalmente, ho trovato particolarmente interessante la nuova forma di partnership proposta, intesa come una co-progettazione, ossia una “collaborazione programmata sul lungo periodo, riconoscendo che l’investimento in cultura riesce a produrre impatti anche sociali, oltre che di diffusione di brand, in tempi superiori a quelli della pubblicità”.

Bisognerebbe spiegare a molte aziende che “l’evoluzione del mercato e la crisi economica hanno reso cruciale per le imprese produrre beni/servizi ad alto valore aggiunto e di conoscenza, il vantaggio competitivo si gioca oggi sempre più intorno all’attitudine ad associare il prodotto universi simbolici ed evocativi in grado di comunicare un sistema di valori.

La cultura così acquista…un ruolo centrale nelle strategie di ricerca di nuovi linguaggi e canali di comunicazione non convenzionali.”

E qui mi viene da pensare al Museo di Arti e Tradizioni Popolari-Cultura del Gesso di Magliano Alfieri e vi spiego subito il perché.

In Italia, come ben sappiamo, ci sono molti musei. Alcuni sostengono che siano troppi, che molti non hanno ragion d’essere, ma io non mi addentrerei in questa polemica.

Molti dei musei italiani, come quello delle Arti e Tradizioni Popolari-Cultura del Gesso a Magliano Alfieri, sono l’espressione di un sapere artigianale tipico di quella creatività che ci viene riconosciuta e ammirata in tutto il mondo.

Ecco, se quel museo poco conosciuto, potesse avviare percorsi di co-progettazione con le aziende che attualmente si occupano di quella produzione, per entrambi potrebbero sorgere nuove occasioni di promozione, di relazioni e di reddito.

In sostanza, ritengo che il finanziamento privato possa essere importante non soltanto per quanto riguarda i grandi musei e le realtà fatte di grandi numeri, ma possa altresì essere un percorso di crescita anche per le piccole realtà, che fanno fatica a stare in piedi esattamente come quelle grandi.

Scusate, stavo per dimenticare: ritornando ai grandi numeri, la mostra su Renoir è stata realizzata anche grazie a Skira Editore, che oltre a curare il catalogo, ha investito 1milione e 700mila euro, di cui circa 400mila donati dagli sponsor.

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Cultura in rete

Sala delle Asse: il non racconto online di un restauro

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Il 22 ottobre scorso una conferenza stampa con la presenza di Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, ha comunicato l’avvio dei restauri alla “Sala delle Asse” al fine di recuperare, per quanto possibile, ciò che Leonardo Da Vinci ha dipinto personalmente nella sala.

Non sapevo nulla di questa sala. E voi?
Mi sono data quindi da fare per recuperare un po’ di notizie.
Ecco che cosa ho trovato.

Nel 1498 Leonardo Da Vinci viene incaricato da Ludovico il Moro di dipingere la Sala delle Asse all’interno del Castello Sforzesco; un ambiente importante, nel quale gli Sforza accolgono ospiti e ambasciatori.

Leonardo progetta e realizza un trompe l’oeil che raffigura un pergolato di rami di gelso sorretti da robusti fusti d’albero dalle radici molto grandi. Un fitto intreccio di rami, fogliame e corde dorate per ” sfondare” la volta chiusa della sala, e proiettare gli ospiti in uno spettacolare paesaggio.

Un anno dopo i francesi conquistano Milano e non si hanno notizie certe della Sala fino al 1700, quando viene utilizzata come stalla.

I primi restauri, ad opera del pittore e decoratore Ernesto Rusca, avvengono all’inizio del ‘900, con pesanti ridipinture che compromettono la leggibilità dell’originale.

Bene. Qui finisce la Storia e ricomincia la cronaca.

Oggi, dopo due anni di indagini realizzate dall‘Opificio Delle Pietre Dure di Firenze che hanno permesso di individuare brani di pittura originale sotto diversi strati di intonaco, si ritorna nella Sala delle Asse per “rendere leggibili le decorazioni nel rispetto dei diversi interventi di restauro precedenti”.

Data l’importanza della scoperta, la complessità del progetto di restauro e dei suoi risultati, il comitato scientifico ha predisposto un apposito sito web dedicato ai lavori, per fornire notizie dettagliate e aggiornate sulla storia della Sala e per consentire di seguire le operazioni di restauro.

Un’iniziativa importante: finalmente il lavoro del restauratore, sempre nascosto da teloni e impalcature, viene “scoperto”. Finalmente si può vedere cosa succede durante un restauro, quali sono le diverse fasi. Ma soprattutto si possono seguire tutti i cambiamenti che avvengono in un’opera d’arte durante le operazioni. Ed è davvero un’esperienza molto emozionante, ve lo assicuro.

Non appena ho appreso la notizia, ho immediatamente visitato il sito.
E poi, un po’ incredula, l’ho visitato di nuovo, pensando di aver sbagliato qualcosa.

Francamente, nutro dei dubbi sull’efficacia comunicativa del sito. Mi riferisco in particolar modo alle pagine che dovrebbero portare un vento di novità per il settore, “Segui il restauro” e “Storytelling”.

Le sezioni sono articolate in una serie di foto suddivise temporalmente.
Sono riprese persone che guardano: chi sono queste persone, guardano cosa, e soprattutto cosa hanno da dire?
Ci sono immagini tratte dalle indagini diagnostiche: che tipo di indagini? Cosa evidenziano le foto?
I restauratori sono ripresi mentre lavorano: su cosa? Cosa stanno facendo?
E poi foto di strumenti di indagine: quali? Che cosa fanno?

In poche parole: foto poco chiare, nessun video e nessuna didascalia che racconti un lavoro già di per sè complesso, figuriamoci per un “non addetto ai lavori”.

O forse, come mi auguro, sono io che sbaglio, e questa è solo una prima rudimentale versione del sito; probabilmente, con l’avanzare dei lavori, le pagine saranno aggiornate.

Ci ritornerò e vi terrò aggiornati.

Concludo con la dichiarazione rilasciata dall’assessore alla Cultura del Comune di Milano riguardo ai lavori:
“L’avvio di questi lavori è di assoluta importanza per Milano e per tutta la comunità scientifica internazionale. Leonardo sarà l’artista simbolo di Expo 2015, a lui saranno dedicate un polo al Castello Sforzesco e una mostra a Palazzo Reale…”

Il progetto di comunicazione multimediale è stato curato da HOC-LAB del Politecnico di Milano.

Se desiderate visitare la pagina web dedicata potete farlo da qui.

E ditemi che cosa ne pensate.

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